FAQ

Il fit-test èuna prova di adattabilità tra il viso del lavora­tore e il dispositivo protettivo delle vie respirato­rie. Con l’uso di metodi comprovati, si verifica che il respiratore sia idoneo per la singola persona e che possa quindi proteggerla al meglio.
La Conversione in Legge del DL 146/21 ha modificato l’articolo 79 del Dlgs. 81/08 aggiornando il DM 2 maggio 2001, recante disposizioni in materia di “Criteri per l’individuazione e l’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI)”, alle “norme UNI più recenti”. Di conseguenza, ad oggi, il riferimento normativo in vigore, relativamente ai DPI per la protezione delle vie respiratorie, è la norma UNI 11719, che prevede il ricorso al Fit-test nella selezione corretta dei respiratori “a tenuta”.

In Italia la norma di riferimento è la UNI 11719 e, in particolare, l’allegato A dello standard.

Solo i respiratori “a tenuta”, o “aderenti al volto”, come i facciali filtranti (EN 149), Semi-maschere riutilizzabili (EN 140), maschere pieno-facciali (EN 136).

Ci sono due diverse metodologie per effettuare una prova di adattabilità al volto di un respiratore a tenuta: qualitativa o quantitativa.

  • Il metodo qualitativo è basato sulla capacità del soggetto di percepire un’agente di prova, mentre indossa il dispositivo da testare. Se l’individuo non percepisce alcun sapore, vuol dire che il respiratore si adatta correttamente al suo volto ed il test è superato, altrimenti la prova ha esito negativo.
  • Il metodo quantitativo, invece, restituisce una misura oggettiva e numerica della tenuta al volto del respiratore, detto fattore di tenuta (fit-factor). Ci sono tre differenti tipologie di metodi quantitativi:
    1. Metodo della camera di prova – non utilizzato perché troppo complesso e costoso;
    2. Metodo del conteggio ambientale delle particelle (es: TSI PortaCount);
    3. Metodo della pressione negativa (es: OHD Quantifit2).

No, con alcuni metodi possono essere testate solo alcuni tipi di DPI per le vie respiratore:

  • Con il metodo qualitativo è possibile verificare l’adattabilità al volto di facciali filtranti (EN 149) e semimaschere riutilizzabili (EN 140);
  • Con il metodo quantitativo a pressione negativa è possibile testare solo semimaschere riutilizzabili (EN 140) e maschere pieno-facciali (EN 136);
  • Con il metodo quantitativo del conteggio ambientale delle particelle possono essere valutate tutte le tipologie di respiratori a tenuta, ovvero facciali filtranti (EN 149), semimaschere riutilizzabili (EN 140) e maschere pieno-facciali (EN 136).
L’accreditamento Fit2fit serve ad attestare che colui che esegue il Fit-test (fit-tester) sia in possesso delle competenze per effettuare le prove, conosca le procedure e i protocolli di prova per i metodi per i quali è accreditato e sappia valutare correttamente ed in maniera congrua i risultati del test.
E’ sufficiente scorrere la lista delle persone accreditate, nell’apposita sezione del sito “Trova un Fit-tester” (link alla sezione);

E’ necessario formalizzare una domanda di accreditamento a Fit2fit, compilando un apposito

modulo e inviandolo alla e-mail info@fit2fit.it. Per maggiori informazioni sul processo è possibile contattare l’amministrazione Fit2fit, tramite l’apposita sezione “Contatti” (link alla sezione).

L’esame consiste in due parti da svolgere nel corso della stessa giornata: una parte pratica ed una teorica:

  • L’esame teorico prevede una serie di domande a risposta multipla, sia di carattere generico sul Fit-test e sul mondo dei DPI per la protezione delle vie respiratorie, sia di carattere più specifico in funzione dei metodi per i quali viene richiesto l’accreditamento;
  • Durante l’esame pratico, viene richiesto al candidato di svolgere tanti fit-test quanti sono i metodi per i quali richiede l’accreditamento. Durante l’esecuzione delle prove, il candidato verrà esaminato da un assessor qualificato che valuterà le sue competenze e la sua capacità di saper risolvere anche le eventuali criticità che possono insorgere durante il processo. Al candidato verrà richiesta una preparazione sulle diverse tipologie di respiratori “a tenuta” (di diversi brand), nonché conoscenza sia dell’attrezzatura di prova e delle sue funzionalità, sia dei diversi protocolli richiesti dalla normativa vigente in materia di Fit-test.

È bene specificare che l’accreditamento Fit2fit NON PREVEDE UN CORSO DI FORMAZIONE, ma solamente un esame durante il quale vengono valutate le conoscenze e le competenze dei candidati in materia di Fit-test. Si dà per scontato, pertanto, che il candidato abbia acquisito esperienza pregressa in materia e abbia studiato in maniera autonoma le nozioni necessarie per affrontare la parte teorica. In tal senso, affinché la prova abbia esito positivo, è necessario conoscere in maniera dettagliata la norma UNI 11719 e dimostrare praticità nello svolgimento delle metodologie di Fit-test per i quali si richiede l’accreditamento. È inoltre necessario studiare il contenuto del Manuale del Candidato e dei compendi specifici per le diverse metodologie di Fit-test, scaricabili liberamente nell’apposita sezione “Risorse” del sito (link alla sezione).

Dipende dalla tipologia di prova da eseguire:

  • per il Fit-test qualitativo spesso è sufficiente rivolgersi ad un fabbricante di DPI delle vie respiratorie;
  • Per le attrezzature necessarie al Fit-test quantitativo è necessario rivolgersi ad aziende specializzate in attrezzature di controllo/misura.
Sì, ad esempio in Gran Bretagna, Francia, Spagna e Paesi bassi